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Rivolti al futuro

Lo sviluppo dell'associazionismo e del volontariato indica che non basta partecipare, bisogna poter contare veramente, bisogna fare, bisogna contribuire a risolvere questioni reali. Democrazia deve congiungersi con efficienza e libertà, deve divenire responsabilità e liberazione... [E. Berlinguer]

venerdì 1 giugno 2007

"Comunque vada, sarà un successo"


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Con la testa rivolta al futuro

Il quarto congresso dei Democratici di Sinistra è chiamato a scelte destinate a perdurare negli anni a venire e a svolgere un ruolo cruciale per il futuro del nostro Paese e, su base locale, del nostro territorio. La discussione sulla costruzione del Partito Democratico, iniziata negli anni e nei mesi che abbiamo alle spalle, entra ora nella sua fase più importante, quella che dovrà concludersi con decisioni definitive e con l’avvio della grande avventura costituente. In questo momento politico così importante, sentiamo il dovere di esprimere il nostro sostegno alla Mozione presentata da Piero Fassino, e nel contempo sottolineare alcuni aspetti che consideriamo cruciali per il futuro del partito nuovo, in particolare nel nostro territorio.

IL PARTITO DEMOCRATICO
Nella nostra provincia, il dibattito sul Pd a cui stiamo assistendo ci sembra ancora troppo ancorato a dinamiche, processi e protagonisti che appartengono ad una stagione che vorremmo superata: troppi tatticismi e personalismi rischiano di farci perdere di vista le ragioni di fondo che ci hanno spinto ad aprire una nuova fase politica nel nostro Paese.
Sulle motivazioni del partito nuovo la mozione Fassino già si esprime in maniera lucida e analitica. Qui ci interessa ricordare che l’idea del Pd nasce dall’esigenza di dare all’Italia un soggetto politico che abbia la forza, l’autorevolezza e il respiro ampio per affrontare i nodi irrisolti dell’innovazione della politica (inteso come sistema e regole di rappresentanza democratica) e innovazione delle politiche nelle molteplici dimensioni della vita pubblica. Per quanto riguarda il primo aspetto (innovazione della politica), il Pd significa contribuire a completare l’infinita transizione italiana, cominciata all’inizio degli anni novanta e che non ha ancora prodotto un assetto politico stabile, bipolare, efficiente e che consenta di applicare in modo chiaro e trasparente il principio dell’alternanza. In questi anni è cresciuta a dismisura la frammentazione e il governo del Paese si è dovuto affidare a coalizioni spesso troppo eterogenee e per questo incapaci di portare avanti progetti chiari e obiettivi ambiziosi. L’effetto che ne è derivato è stato chiaro: se si escludono riforme dettate dal vincolo esterno (l’adesione all’euro, figlia dell’integrazione europea, e la riforma Dini del 1995, figlia del dissesto del sistema previdenziale retributivo) non si sono prodotte innovazioni capaci di incidere realmente sul sistema-Paese. Il Pd serve allora per semplificare la piattaforma di offerta politica, disboscare la giungla di “interessi di bottega” che mettono la visibilità individuale e la contrattazione personale davanti all’interesse generale del Paese, e riformare la governance partitica per rendere chiari obiettivi e progetti sui quali si chiede di essere giudicati dai cittadini. Per quanto riguarda il secondo aspetto (innovazione delle politiche), il Pd è lo sbocco naturale di un’analisi storico-politica della società italiana di oggi e di domani, che riconosca e interiorizzi le incredibili trasformazioni a cui si è andati incontro a partire dal 1989. Tali cambiamenti determinano la necessità di una nuova cultura politica in grado di rispondere efficacemente ai bisogni di trasformazione e governo della società e di tutela dei più deboli, che da sempre costituiscono la bussola del nostro agire politico. Quindi, come diretta conseguenza, di un nuovo partito che ne costituisca il veicolo. Nuovi bisogni della società, nuova cultura politica, nuovo partito. Il contesto politico internazionale, l’emergere di nuove potenze mondiali, le sfide della sostenibilità ambientale, la situazione economica globale, il mercato del lavoro, il nuovo volto della società multietnica e multireligiosa, il nuovo paradigma tecnologico, l’emergere dell’Europa come punto di riferimento: tutti questi aspetti delineano un contesto radicalmente nuovo e sfide mai concepite, dinnanzi alle quali la rigida applicazione delle vecchie ricette e delle solite rassicuranti parole d’ordine appaiono inutili se non addirittura dannose. Al contrario, per essere in grado di affrontare con un appropriato bagaglio culturale il nuovo contesto, occorre una cultura politica che possa raccogliere e amalgamare il meglio della cultura riformista che il Paese ha espresso negli ultimi decenni (di ispirazione socialista, socialdemocratica, cattolica, liberale, radicale, repubblicana), ma che sia in grado di aggiungere quegli ingredienti culturali nuovi che costituiscono la spinta propulsiva del mondo delle professioni, delle arti, dei giovani, delle donne, degli immigrati, della società civile. Solo un Partito che nasca da questa polity composita e totalmente nuova potrà essere in grado di difendere i più deboli e di rappresentare le istanze di coloro che intendono cogliere le opportunità messe a disposizione da una società profondamente diversa da quella nella quale sono cresciuti i nostri padri.

IL RICAMBIO GENERAZIONALE
Un partito nuovo si può fare davvero solo con una classe dirigente nuova. Oltre a non essere la mera sommatoria di Ds e Margherita, il Pd non può essere la riproposizione di vecchi gruppi dirigenti; deve, al contrario, caratterizzarsi come una forza capace di produrre un forte ricambio di personale politico.
Non abbiamo certo in mente di scatenare uno scontro tra generazioni, ma pensiamo che la linfa vitale, l’ossatura del nuovo partito debbano essere espressione di quelle generazioni che non sono state protagoniste della cesura storico-politica del 1989 (magari perché ancora impegnate sui banchi di scuola) e che non siano necessariamente riconducibili alle famiglie politiche del secolo scorso. Il nuovo nato deve guardare avanti, ricercare l’unità sulle idee di futuro e non essere sottoposto allo stress che deriverebbe se ci si concentrasse sul passato. Questa esigenza è ancora più forte a livello locale. Alla fine degli anni novanta a Ferrara si avviò un processo di rinnovamento che mise in discussione pratiche e metodi di governo che erano poco trasparenti e spesso spostavano le sedi delle decisioni in luoghi impropri. Da un lato, questo processo ha prodotto diversi e più trasparenti modalità di gestione dei rapporti di governo, affrancate da quelle sopra descritte e in forte discontinuità col passato: negli ultimi anni è avvenuto un consistente e apprezzabile ricambio del personale politico nei Comuni della provincia, che ha visto l’emergere di sindaci, amministratori e dirigenti appartenenti ad una nuova generazione. D’altro canto però rileviamo che quel processo ha subito dei forti rallentamenti ed è ancora lontano dall’essere compiuto. Permangono logiche di potere che trasformano il dibattito politico in uno scontro ricorrente sugli assetti, gli organigrammi, le aspettative personali di qualche dirigente, in un contesto a volte poco edificante in cui i valori e i contenuti (veri protagonisti dell’azione di governo locale) vengono messi sempre in secondo piano. Oggi vogliamo essere protagonisti in un partito che offre spazi e opportunità e che sposti il terreno del confronto sulle reali esigenze e bisogni dei cittadini. Vogliamo esprimere la nostra indipendenza di pensiero all’interno del sistema valoriale di riferimento e non in quanto appartenenti ad un gruppo o ad un’area identificabili con un personaggio di riferimento. Esprimiamo il nostro supporto al progetto di guidare il partito nella transizione verso il Pd, ma crediamo che anche questa fase (oltre ovviamente a quella del partito nuovo), debba essere caratterizzata da un’attività di direzione politica più forte, in grado di esprimere una compiuta progettualità del futuro della città e del territorio, e di immaginarne i contenuti con coerenza, decisione e partecipazione democratica. La chiusura definitiva di una stagione passata può sicuramente aiutare tale percorso di rafforzamento della direzione politica. Parlare di ricambio, porre la questione del rinnovamento, significa affrontare questi nodi e porre le basi per un rinnovamento vero della politica, passaggio fondamentale per generare una nuova classe dirigente che sia in grado di affrontare i nodi irrisolti della politica italiana e ferrarese.

LA COSTRUZIONE DEL PARTITO DEMOCRATICO A FERRARA
Nella nostra Provincia, la costruzione del Pd rappresenta l’occasione per risolvere tutti questi problemi.
Occorre da subito impostare un cammino di elaborazione comune sia con le realtà partitiche già strutturate (la Margherita, i Socialisti, i Repubblicani europei, i Social-Democratici, l’Italia dei Valori), sia con le numerose realtà associative che si riconoscono nell’Ulivo ma non nei singoli partiti del centrosinistra attuale. Questo cammino di elaborazione e discussione deve riguardare i temi-chiave del futuro del nostro territorio, dalla fisionomia dello sviluppo imprenditoriale ai servizi pubblici locali, dal tema dell’immigrazione a quello infrastrutturale, dallo sviluppo equilibrato e coeso del nostro territorio, alle politiche culturali del futuro. Lo deve fare immaginando uno spazio politico aperto, ricco di discussione e di corpi intermedi, in cui non esistano feudi di questo o di quel dirigente e in cui agli iscritti sia consegnato reale e fattivo potere decisionale, in cui ogni cittadino possa avvicinarsi con passione e coinvolgimento, in cui ognuno possa dedicare alla politica il tempo che può e che si sente di dare; un’attività politica fatta con passione ma con spirito di servizio, e non come permanente rendita di posizione. Proponiamo che tale cammino, nella nostra provincia, inizi il giorno dopo la conclusione dei congressi dei due principali partiti che daranno vita al Pd, avviando un confronto pubblico sulle diverse tematiche di interesse territoriale sulle quali il futuro Pd dovrà essere in grado di maturare e consolidare una propria linea di pensiero e di azione, frutto di un costante confronto interno. Tale processo deve essere finalizzato ad accrescere la platea dei potenziali interessati al Pd facendo comprendere loro quale idea questo partito ha del proprio futuro e delle prospettive del proprio territorio di riferimento.

La primavera 2007 deve vedere l’avvio di un’esperienza realmente, radicalmente e meravigliosamente nuova.


Firmatari

Arveda Maurizio, Astolfi Alberto, Baldoni Anna, Barutti Sarah, Balestra Enrico, Barbieri Filippo, Belli Eleonora, Bellini Luca, Benini Andrea, Bernardi Dario, Bertacchini Federica, Bertelli Chiara, Bertelli Cristiano, Bevilacqua Paolo, Bianchi Emiliano, Bianchi Ilaria, Bianchi Matteo, Bignardi Alessandro, Blè Alessandro, Bolognesi Alice, Borsetti Marcello, Bulgarelli Cristiano, Buozzi Cristina, Buriani Daniele, Buriani Matteo, Calvano Paolo, Cariani Marcella, Casazza Agnese, Checchi Giorgio, Conventi Andrea, Farinelli Luca, Felletti Annalisa, Ferraina Elisabetta, Fregna Chiara, Galletti Riccardo, Gardinali Linda, Gavioli Marcello, Giordani Luca, Grandi Elisa, Guglielmini Sergio, Iorio Roberto, Lazzari Cristian, Lodi Maria, Lodi Simone, Lorenzetto Valentina, Luetti Roberta, Maisto Massimo, Maldini Gabriele, Marattin Luigi, Marchi Andrea, Masiero Manuel, Merli Simone, Minarelli Nicola, Mingozzi Sabrina, Monaldi Fabio, Mori Simone, Morsucci Mascia, Mucchi Sabina, Nanni Davide, Nisticò Salvatore, Paoli Daniele, Pinna Maria Teresa, Raimondo Francesco, Rossi Nicola, Roverati Marco, Salicini Raffaele, Sandri Patrick, Santolini Nicola, Stancari Marcello, Taribello Elisa, Tribello Stefano, Tassinati Tania, Talmelli Cora, Travagli Michele, Vallieri Ketti, Vinci Francesco, Zaghini Eric, Zappaterra Andrea, Zappaterra Marcella

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