lunedì 4 giugno 2007

Dal 30 maggio 2007...

il processo di costituzione del PD sta procedendo con eccessiva lentezza; suscita inoltre scetticismo un comitato promotore numeroso, con poche facce nuove.
Tale processo va accelerato affinché non si affievoliscano:
> la passione di chi ripone in esso le speranze di cambiamento della politica, vissuta secondo i principi dell’etica;
> le aspettative di veder all’opera ciò che in politica dovrà rappresentare la novità.
Come non accorgersi che si sta aprendo un abisso tra la politica e la gente !
E tanto più è urgente dopo i risultati elettorali delle amministrative del 27 maggio, che hanno premiato le coalizioni di centrodestra.
Come riportare la gente alla politica, e come ridare ad essa credibilità ?
Con questi obiettivi, uno fra i tanti problemi da affrontare consiste nei costi che essa produce.
Tale problema è allarmante, dice soprattutto chi non se ne avvantaggia ! Ma al di là delle battute, va detto che è stato più volte posto con grande evidenza dalla voce più autorevole del paese, il presidente Napolitano; e recentemente anche Carlo Azeglio Ciampi ha ammesso, nel merito, che “non si può non convenire”.
Quali costi produce la politica ?
Ciò che colpisce in prima istanza è il costo delle cariche elettive (senatori, onorevoli, consiglieri regionali, provinciali, comunali e circoscrizionali), che ammonta a oltre 4 miliardi di euro, quanto Francia, Germania, Inghilterra e Spagna messe insieme.
Ma ancor più meraviglia, e non solo, susciterebbe la conoscenza dei privilegi di cui godono politici, manager, sindacalisti e altri; una vera giungla tra bonus faraonici, indennità, benefit a spese altrui, poltrone e incarichi assicurati, ecc., che sopravvivono ad ogni accennata ondata di moralità e ad ogni stretta, come dimostra un recente sondaggio SWG realizzato per conto de l’Espresso.

A tutti questi costi vanno aggiunti quelli derivanti da:
> denari pubblici garantiti dallo stato ai partiti. I finanziamenti pubblici abrogati dal referendum dell’aprile 93 sono stati compensati dagli ingenti rimborsi elettorali. E non v’è dubbio che tale sistema premi, per così dire, la frammentazione;
> i finanziamenti pubblici a sostegno degli organi di stampa;
> i costi della miriade di enti mantenuti con soldi pubblici, a volte inutili, che in tanti casi servono a cofinanziare l’attività elettorale di un parlamentare o di un partito.
I costi delle strutture istituzionali devono essere evidentemente previsti in quanto servono a garantire i servizi ai cittadini di un determinato territorio. Ma se consideriamo province e comuni, la domanda è: il loro numero è sempre funzionale ad una efficiente erogazione dei servizi su un determinato territorio?
L’intero sistema può e deve essere semplificato, con l’obiettivo di ridurre i costi di questa immane macchina pubblica ?
Per non dire delle circoscrizioni; nella nostra città ne contiamo otto, otto consigli, 160 consiglieri, senza contare le commissioni. Ma rappresentano i costi più bassi e iniziare dalle circoscrizioni significherebbe solo sollevare polvere.
La partecipazione delle regioni a enti di varia natura genera “poltrone satelliti”: autorità per le case popolari, agenzie per il turismo, aziende per il diritto allo studio; un apparato gigantesco e tentacolare. Un dato della Regione Toscana, che partecipa a ben 104 enti di varia natura.
A volte le attività dei vari enti si intersecano con quelle delle amministrazioni producendo duplicazioni, e quindi sprechi. Per rimanere in Toscana, il servizio del turismo compete alle Amministrazioni Provinciali; eppure esistono 14 agenzie per il turismo, ben più numerose delle città capoluogo di provincia.
Nella nostra provincia esistono due agenzie create per favorire lo sviluppo di attività produttive nel territorio; entrambe dotate di una propria struttura gestionale - amministrativa e del consiglio di amministrazione. Sono entrambe necessarie?
Una di queste agenzie pare fortemente indebitata; come è accaduto? Chi paga ?
Nei vari servizi pubblici, gas, rifiuti, cimiteriali, ecc. la scelta di un’unica azienda, di grandi dimensioni appare ancor oggi appropriata per garantire ai cittadini la qualità del servizio alle tariffe più convenienti; senza che possano essere sfruttate posizioni di rendita. Nella nostra provincia si continua ad assiste alla frammentazione di società a capitale pubblico, che svolgono lo stesso mestiere nei settori sopraindicati.
Ogni società deve avere la propria struttura e il consiglio di amministrazione.
A incidere significativamente sui costi aziendali troviamo a volte la figura dell’ amministratore delegato, funzione talora ridondante rispetto alla complessità dell’azienda e alla entità dei ricavi, oltre alle retribuzioni del management, sproporzionate rispetto a quelle delle maestranze. Ciò non si dice per colpire le singole persone, ma per criticare un sistema. Dobbiamo infatti considerare che tutto ciò che viene speso in più dalle società non arriva nelle casse pubbliche, dove potrebbe essere destinato ai soggetti disagiati e per migliorare i servizi.
Quindi la domanda è: l’intero sistema può e deve essere razionalizzato?
Per affrontare queste problematiche non basta la sola sensibilità verso l’interesse pubblico, ma occorre anche molto coraggio.
Spero che la partecipazione della gente e di tanti giovani serva ad infondere agli amministratori pubblici il coraggio di iniziare.

Alfredo Franzoni – Circoli della Margherita per l’Ulivo

lunedì 28 maggio 2007

>> 30 Maggio 2007

COSTRUZIONE DI UN PARTITO
Cantiere di Politica Partecipata


Sala del Borgonuovo

via Cairoli 32 - Ferrara >> Google Map
ore 21.30

giovedì 24 maggio 2007

Costruzione di un Partito

Conferenza Stampa di lancio dell'iniziativa Costruzione di un Partito: cantiere di politica partecipata >> venerdì 25 maggio, alle 11, presso la Sala Zanotti [Residenza Municipale - Ferrara]. La Sala Zanotti è la saletta che si trova alla sinistra del banco degli uscieri, in Municipio.

Quello che sta avvenendo con il processo di formazione del Partito Democratico non deve essere un atto creativo. Una creazione è qualcosa che nasce nella mente di un individuo e si trasporta, praticamente intangibile, nella realtà: quasi che fosse una realizzazione artistica, un percorso individuale.
Il processo di costruzione implica, invece, un atto collettivo, a partire da un progetto che si confronta con la realtà circostante, e che richiede il contributo di molte persone. Un contributo che vede alla prova diversi livelli di competenze e di intensità di partecipazione.


Alla Sala del Borgonuovo, in via Cairoli 11, si terrà uno dei primi passi nella costruzione del Partito Democratico a livello locale. Tutti sono invitati a partecipare e a prendere parte ad una iniziativa politica rinnovata nella forma e nei contenuti rispetto ad un approccio tradizionale.

Bel lungi dai promotori della serata la tentazione dell'antipolitica: siamo tutti ben consapevoli dell'importanza dei partiti in questo processo costitutivo e costruttivo.
I principali invitati a questa serata saranno Gaetano Sateriale e Patrizio Bianchi, il Sindaco di Ferrara e il Rettore dell'Università. E la qualità della loro partecipazione sarà quella di cittadini informati e curiosi.
Se questa serata porta nel titolo la parola cantiere è evidente che ognuno di coloro che parteciperà porterà con sé la propria cassetta degli attrezzi. E' chiaro che il bagaglio esperienziale del Sindaco e del Rettore contiene attrezzi fondamentali per la buona riuscita di questo progetto e la sua messa in opera nella realtà.


Ma è altrettanto vero che il contributo di studenti, lavoratori tipici e atipici, liberi professionisti e imprenditori è altrettanto utile e gradito, anzi, necessario.
La serata sarà preceduta da un breve video che vede raccolte diverse opinioni sul Partito nascente, e durante le conversazioni sarà possibile, anche per i partecipanti più timidi, contribuire al dibattito e orientare i temi della discussione. Questo avverrà mediante strumenti ad alta tecnologia (foglietti, penne, lavagne) il cui contenuto sarà proiettato a latere delle parole pronunciate ad alta voce. Pertanto i promotori invitano a partecipare i convinti e i dubbiosi, con una particolare attenzione alle persone curiose, da sempre necessario pungolo di ogni processo politico sano e stimolante.


domenica 20 maggio 2007

Mercoledì 23 maggio

Fissata l'ultima riunione in vista dell'evento del 30 maggio.
Alle 21.00, presso la sezione Berlinguer di via Ortigara [Ferrara], si riuniranno il gruppo di Rivolti al Futuro, l'Associazione per il Partito Democratico, i Circoli della Margherita per l'Ulivo, Libertà Eguale e Cittadini per l'Ulivo, per l'ultimo briefing prima dell'iniziativa del 30 che, salvo imprevisti, si intitolerà
Costruzione di un Partito.

Nel post precedente trovate un link ad una Google Map per le indicazioni logistiche sulla sezione Berlinguer.

A presto

martedì 15 maggio 2007

Incontro in vista dell'iniziativa del 30 maggio

Questa sera, alle ore 19.00, incontro alla sezione Berlinguer di Ferrara [via Ortigara - di fronte allo stadio Paolo Mazza].
Logistica, comunicazione, idee, spunti, in vista dell'iniziativa prevista per mercoledì 30 maggio.

Per sapere dove siamo >> mappa

sabato 14 aprile 2007

Una paura chiamata straniero

Dialogo immaginario tra Cristoforo Colombo e Nicholas Chauvin, tra timori di colonizzazione e consapevolezza del bisogno di mantenere aperti i mercati
di Fabrizio Galimberti
da Il Sole 24 ore [venerdi 7 Aprile]


Tempi grassi per i fabbricanti di bandiere….Quanti si ammantano dell’italianità per non far passare lo straniero hanno oggi molte occasioni per temere e declamare. E per non passare per ingenui, in questi tempi di globalizzazione, fanno ricorso al più sofisticato armamentario dell”interesse nazionale”: gli argomenti più evoluti – il ruolo strategico delle reti, l’opportunità di mantenere nel territorio le “teste pensanti” di un’azienda – si mischiano alle antiche pulsioni, dal rifiuto di diventare “colonie” alla diffidenza atavica verso lo straniero. I casi Telecom e Alitalia fanno scuola. Ma cosa c’è di vero in questo neo-protezionismo? Lo chiediamo a due avventurieri di opposte scuole: Cristoforo Colombo (CC), che si lanciò verso l’ignoto, e il semi-mitico soldati e patriota Nicholas Chauvin (NC) che divenne simbolo di fervore nazionalistico. Se dal Quattrocento e dall’Ottocento, dopo un corso accelerato di trasporti e comunicazioni del XXI secolo, si dovessero chinare sulle frenesie di oggi, che cosa direbbero?

CC – Sua Cattolica Maestà mi pagava il viaggio per estendere i suoi domini, ma quel che a me interessava era l’avventura del nuovo: mettere assieme nuove terre, nuovi uomini, nuovi tramonti e nuove culture. Non avevo paura; avevo curiosità. Mentre voi, al solo pensare di vendere Telecom allo straniero – ad uno straniero che ho scoperto io e che ora attraversa l’Atlantico in senso inverso - avete paura e non avete curiosità.

NC – Non hai imparato la lezione? Voi avete colonizzato il Nuovo continente, e adesso quelli vogliono colonizzare il Vecchio La storia si ripete, ma noi non ci faremo sterminare come gli indiani.

CC – Caro Chauvin, mi vuoi spiegare esattamente di cosa hai paura? Fammi un esempio.

NC – Non c’è bisogno di andare lontano. Alza quell’aggeggio che chiamano telefono, e puoi parlare con il mondo. Una rete invisibile ma reale ti collega con i tuoi simili in ogni angolo della Terra. Sono i neuroni, le sinapsi, le nervature della tua vita sociale. Vivere è comunicare.

CC – Parli bene. Continua pure.

NC – Ho finito. Non sono stato chiaro? Tu daresti via i tuoi neuroni e le tue sinapsi? La rete è un bene strategico di interesse nazionale, deve rimanere sotto controllo.

CC – Veramente, i tuoi neuroni e le tue sinapsi mi sembrano infiammati da leggere paranoie. Di che hai paura? Pensi che i messicani vogliano impacchettar la rete e portarsela via? Che ti sfilano i cavi da trenta milioni di case e li mandano in Messico? Ci vorrebbero molte caravelle….

NC – Non importa, la mia casa è il mio chateau, e nessno ci deve entrare se non lo voglio io.

CC – Caro Chauvin, che tu esterni questi sentimenti non mi preoccupa molto. Dopotutto, si sa che tu sei chauvinista. Quel che mi preoccupa è che, in dosi minori, questo nazionalismo alligna in tanti altri e oscura il giudizio.

NC – Tu cerchi di rendermi ridicolo evocando lo spettro di una rete fisicamente portata via dall’Italia. Ma ci sono tanti modi di indebolirla senza portarla via. Basta non fare gli investimenti per modernizzarla.

CC – E perché, di grazia, gli stranieri non dovrebbero investire? Con reti più moderne c’è più traffico e più profitti. Chiunque sia nella stanza dei bottoni, vorrà comandare una società che risponde ai bisogni dei clienti e che fa utili. Se la regina Isabella avesse ragionato come te, non avrebbe mai affidato ad uno straniero – che sarei io – quella spedizione cruciale che mi portò in America.

NC – La tecnologia moderna è una cosa complicata, ci sono diverse velocità di trasmissione delle nuove tecniche da un paese all’altro, diversi ritmi nella riproduzione di filiere tecnologiche…gli stranieri potrebbero avere altre priorità rispetto all’interesse degli italiani.

CC - E gli italiani potrebbero avere altre priorità rispetto agli interessi di altri italiani. Ci sono dappertutto affiliazioni e alleanze più o meno coperte, impegni assunti e disattesi. Avevi detto che lo straniero potrebbe non fare investimenti. Ma mi risulta che, nel caso delle autostrade, i concessionari che non hanno fatto gli investimenti erano italiani e non stranieri.

NC – E infatti i sacri interessi della nazione richiedono che un bene fondamentale come la rete sia sotto controllo pubblico.

CC – Ma è già sotto controllo pubblico.

NC – No. Telecom è una società privata.

CC – Tu cadi nell’errore di quanti vedono nelle privatizzazioni l’impero del profitto che schiaccia l’interesse del popolo. Telecom è una società di servizi di pubblica utilità e in quanto tale è pubblica, nel senso che è sottoposta ad un’intensa regolazione da parte dei pubblici poteri. La proprietà è un accidente giuridico, la sostanza è una pesante intrusione dell’interesse pubblico nelle regole fondamentali della vita aziendale. Non mi sarebbe piaciuto capitanare la Telecom. Nelle mie caravelle avevo potere di vita e di morte sui miei marinai. Dalla tolda della Telecom non avrei potuto neanche cambiare una tariffa senza prima chiedere il permesso a qualche regolatore di Madrid.

NC - Mi riesce difficile farti capire i problemi, perché tu vedi gli alberi e non vedi la foresta. Avere gli stranieri in casa vuol dire qualcosa di più sottile e di più importante. Vuol dire spostare altrove le strategie e le scelte decisionali, spolpare le competenze manageriali e lasciar crescere solo il management dei piani bassi.

CC – Questa è la tua ultima difesa e mi convince ancor meno delle altre. Se siamo meno bravi degli stranieri, il loro arrivo è un’occasione per imparare. Se siamo bravi come loro, il loro arrivo è un’occasione per collaborare. E siamo più bravi, il loro arrivo è un’occasione per scavalcarli. In tutti e tre i casi, ci sono occasioni di far bene.

NC – L’identità nazionale rischia di perdersi, sfilacciandosi in mille meticciati. Preferisco essere padrone del mio destino.

CC – Da quel che ho visto, nessuno è più padrone del suo destino. Se uno straniero acquistasse la rete di distribuzione del gas in Italia, tanti griderebbero allo scandalo. Senza rendersi conto che la dipendenza c’è già. Se la Russia gira una chiavetta, il gas alla rete non arriva più. Ma non sono solo l’Italia e l’Europa a essere sotto ricatto. La Cina non mangia se gli altri Paesi non le mandano milioni di tonnellate di grano. L’America muore di freddo e le sue auto si fermano se non importa milioni di barili di petrolio. Nessun Paese ha veramente l’indipendenza energetica: anche quelli zeppi di petrolio possono mancare di raffinerie e devono importare benzina. Da questa situazione non si esce con la paura dello straniero. Si esce rifiutando la diffidenza e il ricatto e scegliendo invece le porte aperte e le vele spiegate dell’interdipendenza.